Gli economisti della testata

Piero Sraffa (1898-1983), torinese, si laurea con Einaudi nel 1920 con una tesi su “L’inflazione monetaria in Italia durante e dopo la guerra”. Docente a Perugia dal 1923, poi professore a Cagliari dal 1926, in congedo dal 1927 quando si trasferisce a Cambridge su invito di Keynes. Lì tiene lezioni per tre anni, poi è direttore di ricerche, poi Librarian della Marshall Library e fellow del Trinity College. Amico di Antonio Gramsci e del filosofo Ludwig Wittgenstein, su di essi esercita una importante influenza. Autore di fondamentali articoli di critica della teoria marshalliana dell’impresa, curatore dell’edizione critica degli scritti di David Ricardo (per la quale gli viene attribuita la medaglia d’oro dell’Accademia Svedese delle Scienze nel 1961), autore di “Produzione di merci a mezzo di merci” (1960) che costituisce un contributo fondamentale alla teoria classica del valore e una critica radicale della teoria marginalista.

Giorgio Fuà (1919-2000), anconetano, studente della Scuola Normale Superiore di Pisa, emigra in Svizzera in conseguenza delle leggi razziali. Successivamente lavora con Adriano Olivetti, poi a Ginevra come consulente della Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite presieduta da Gunnar Myrdal, poi ancora (dal 1955) all’ENI come consigliere economico di Enrico Mattei. Nel 1959 fonda ad Ancona una facoltà di economia, che costituisce la base dell’Università di Ancona nata nel 1969; qui insegna, formando una lunga schiera di economisti, fino al 1997. Nel 1967 fonda, sempre ad Ancona, l’ISTAO (Istituto Adriano Olivetti di studi per la gestione dell’economia e delle aziende), una tra le prime scuole di specializzazione post-laurea per economisti d’impresa e dirigenti d’azienda. Autore con i suoi collaboratori di un celebre modello econometrico dell’economia italiana (il “modellaccio”) e di numerosi lavori di teoria e di economia applicata, dal 1983 al 1986 è Presidente della Società Italiana degli Economisti, da lui riorganizzata e dotata di sede stabile (ad Ancona).

Ezio Tarantelli (1941-1985), laureato a Roma e poi allievo di Modigliani al MIT, lavora al Servizio Studi della Banca d’Italia dal 1966 al 1973; successivamente insegna nelle università Cattolica di Milano, di Firenze, di Roma. Autore di importanti studi di economia del lavoro, affianca all’attività di ricerca e d’insegnamento una vivace attività di protagonista del dibattito di politica economica, come consigliere economico della CISL e come editorialista di “Repubblica”. La sua proposta di predeterminazione dei punti di scala mobile e di riforma del mercato del lavoro, ampiamente condivisa tra le forze politiche di sinistra e nel sindacato, è l’infame pretesto del suo assassinio ad opera delle Brigate Rosse, il 27 marzo 1985.

Luigi Einaudi (1874-1961), piemontese, economista di fama mondiale ma anche grande giornalista e uomo politico. Professore di scienza delle finanze all’Università di Torino, è autore di numerosissimi scritti in cui sviluppa e difende una concezione liberale dell’economia. Senatore del Regno dal 1919, diviene Governatore della Banca d’Italia nel gennaio 1945, deputato alla Costituente nel 1946, dal 1947 è vicepresidente del consiglio dei ministri e ministro del Tesoro e delle Finanze, poi del Bilancio; Vice presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei; nel 1948 viene eletto secondo Presidente della Repubblica Italiana. E’ stato Presidente onorario della Società Italiana degli Economisti dalla sua fondazione nel 1951 fino alla morte.

Franco Modigliani (1918-2003), a causa delle leggi razziali emigra negli Stati Uniti nel 1939; dal 1960 è professore al Massachusetts Institute of Technology. Premio Nobel nel 1985. Il suo celebre articolo su “Liquidity preference and the theory of interest and money” (1944) pone le fondamenta della cosiddetta sintesi neoclassica, operando una sintesi tra la teoria keynesiana e la teoria marginalista. Sviluppa una originale teoria del risparmio, la cosiddetta teoria del ciclo di vita. Con il suo allievo M. Miller getta le basi di un nuovo filone di ricerca nella teoria della finanza. Collabora alla costruzione del modello econometrico della Banca d’Italia e interviene con importanti contributi nel dibattito di politica economica italiano. Alla sua scuola si formano generazioni di economisti di tutto il mondo.

Paolo Sylos Labini (1920-2005), dopo la laurea e gli studi a Harvard (con Schumpeter) e Cambridge (con Dennis Robertson), insegna a Sassari, Catania, Bologna e Roma (dal 1963 in poi). Sviluppa una innovativa teoria dell’oligopolio basata sulla nozione di barriere all’entrata (“Oligopolio e progresso tecnico”, 1956), collabora all’elaborazione della politica economica italiana (“Idee per la programmazione”, con Fuà, 1963), con il suo “Saggio sulle classi sociali” induce un ripensamento radicale dell’analisi sociale e della strategia politica sottolineando il ruolo delle classi medie. Tra i suoi contributi, tradotti in varie lingue, ricordiamo “Le forze dello sviluppo economico e del declino” (1984). Collabora con quotidiani e stampa periodica con articoli vivaci e provocatori; partecipa attivamente al dibattito politico (“Un paese a civiltà limitata”, 2001; “Ahi serva Italia”, 2006). I suoi scritti sono disponibili liberamente nel sito www.syloslabini.info.

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